A volte la tristezza, o il rimpianto per un sogno che non si è realizzato, può diventare così intenso che il nostro corpo sfoga la pressione con la rabbia o il pianto.
A volte questa tensione finisce per riversarsi su chi ci è vicino: il partner, un figlio, un collega. La sera ci pentiamo di quanto fatto o detto e i pensieri cominciano a farsi più profondi:
“E poi – di colpo eccomi qua – sarei arrivato io – in vetta al sogno mio – com’è lontano ieri”
Per alleggerire questa pressione servirebbe uno spazio diverso in cui farla confluire, per utilizzarla in altro modo.
Questa energia interiore è una forza utile che va usata positivamente. Non nasce senza un buon motivo. È come se una parte profonda di noi ci spingesse a cambiare direzione se non sappiamo dove stiamo andando. Ci dice di voltare pagina se la nostra situazione lavorativa, economica o sentimentale non è quella che avremmo voluto.
La strofa seguente ci ricorda che puntualmente ripetiamo gli stessi errori, lamentandoci del perché le cose non vanno per il verso giusto:
“E poi, ti ritrovo qui, puntuale al posto tuo, tu spettatore vuoi davvero, che io viva il sogno che non osi vivere te”
Passano i giorni, i mesi, gli anni e siamo sempre lì a discutere dello stesso problema. Non è necessariamente un problema difficile da capire. È come la matematica, ma con regole meno evidenti.
A volte non ci accorgiamo che forse questo è proprio il tema su cui siamo chiamati a crescere. La nostra anima sollecita questo compito ogni giorno del nostro lamento, finché non saremo riusciti a risolverlo da soli, salendo più su, superando l’ennesimo gradino della nostra evoluzione interiore.
Forse c’è qualcosa da fare, e prima lo si guarda in faccia, meglio è. Invece di girare intorno al problema, perché non lo affrontiamo?
“E poi – più in alto e ancora su – fino a sfiorare Dio – e gli domando io – Signore – perché mi trovo qui se non conosco amore”
Va benissimo chiedere aiuto, soprattutto se siamo consapevoli che Dio ci darà certamente una risposta. Ma il lavoro principale lo dobbiamo fare NOI!
Questo capolavoro ci suggerisce anche le risposte di cui abbiamo bisogno:
Ci vuole la speranza. Dobbiamo credere, dobbiamo farcela, possiamo farcela. È più semplice di quanto sembri.
E poi non è solo un problema tuo, è di tutti, è plurale. Allora, forse, vale la pena provarci — canterai insieme a me, sveleremo, insegneremo…
“Se qualcuno sorride tu non tradirlo mai”
“La speranza è una musica antica e un motivo in più”
“Canterai e piangerai INSIEME A ME dimmi lo vuoi tu”
“SVELEREMO al nemico quel poco di lealtà”
“INSEGNEREMO il perdono a chi dimenticare non sa”
“La paura che senti è la stessa che provo IO”
“Canterai e piangerai INSIEME A ME, Fratello mio”
Caspita! Avete letto bene? Speranza, lealtà, perdono. Parole semplici, ma non sempre facili da tenere insieme.
Sali. La speranza ti aspetta più su.
“La gioia entra nella nostra vita quando abbiamo qualcosa da fare, qualcosa da amare e qualcosa in cui sperare.”
- Joseph Addison
Joseph Addison è stato uno scrittore, poeta e politico inglese del XVIII secolo, fondatore della rivista The Spectator.