Molto più dell’apparenza

Love Ballad – George Benson

A volte, dietro una canzone, c’è molto più di ciò che appare. Ammiro George Benson quando racconta con grande umiltà come è nata questa versione del brano. Ecco ciò che dice all’inizio del video:

“Questa canzone mi accompagna da molti anni. Mi è piaciuta fin dalla prima volta che l’ho sentita cantare da un gruppo chiamato L.T.D.
Il cantante di quel gruppo oggi è conosciuto come Jeffrey Osborne. Un cantante straordinario. Però dovevo trovare un modo di interpretarla senza farne una semplice ballata, perché lui l’aveva già cantata così bene che non lasciava praticamente nulla da aggiungere. L’aveva eseguita esattamente come io l’avrei desiderata. Così abbiamo deciso di farne una versione più ritmata. Ma quando la eseguiamo dal vivo iniziamo con un breve momento in stile ballata e poi passiamo alla mia versione. E adesso vorremmo suonare per voi una canzone intitolata “Love Ballad”. Fa così…”

Credo che questa introduzione abbia un messaggio che va oltre la musica: quando un’opera è già perfetta nella sua forma, non serve imitarla. Il vero contributo nasce trovando la propria voce. È esattamente ciò che Benson racconta al pubblico: non ha cercato di essere migliore dell’originale, ma semplicemente diverso. E questo si riflette perfettamente nella sua versione di Love Ballad.

È un approccio che ritrovo anche in altri suoi lavori: Affirmation, brano composto da José Feliciano e reinterpretato da George Benson, dove l’identità musicale non nasce dalla fedeltà assoluta all’originale, ma dalla sua trasformazione.

Se colleghiamo questa “diversità” nella vita di tutti i giorni noto che spesso tendiamo a circondarci di persone che la pensano come noi. Ci rassicurano. Confermano le nostre idee.

Ma se tutti vedessero il mondo allo stesso modo, chi ci farebbe scoprire prospettive nuove?

George Benson avrebbe potuto limitarsi a imitare la versione degli L.T.D. Sarebbe stata probabilmente un’ottima esecuzione. Invece ha scelto un’altra strada – la sua versione. Non perché l’originale fosse sbagliato.

Proprio perché era giusto.

Ha capito che due verità possono convivere. Due interpretazioni possono essere entrambe belle, pur essendo profondamente diverse. Questa è una lezione che va oltre la musica.

La diversità smette di essere un problema quando diventa una forma di conoscenza. Nella società, invece, succede spesso il contrario.

Quando incontriamo qualcuno che ha idee politiche diverse, una religione diversa, una cultura diversa o semplicemente un carattere molto diverso dal nostro, il primo impulso è difenderci. Come se la differenza fosse un attacco.

E se invece fosse un’occasione?

Non significa che tutte le idee abbiano lo stesso valore, né che dobbiamo rinunciare al nostro pensiero. Significa avere abbastanza curiosità da chiedersi:

“Cosa vede questa persona che io non riesco a vedere?”

Le persone diverse fanno esattamente questo. Sono come finestre. Non sempre ci piace ciò che vediamo fuori. Ma senza finestre vivremmo convinti che il nostro panorama sia l’unico possibile.

La diversità non serve a darci ragione o torto. Serve ad allargare il nostro orizzonte.

Questi post vi invitano a guardare con occhi “diversi” perchè ogni persona vede il mondo da un punto della montagna che noi non possiamo occupare. Se non ascoltiamo quel punto di vista, una parte del paesaggio ci resterà per sempre nascosta.

È interessante notare come questa frase del brano possa risuonare anche oltre il contesto originale…

“And what we have is much more than they can see.”
“E quello che abbiamo è molto più di quanto possano vedere.”

Ci parla dell’amore: dall’esterno gli altri vedono una relazione, ma non possono percepirne la profondità. C’è una realtà invisibile agli occhi di chi osserva. C’è sempre molto di più di quello che si vede. Una persona “diversa” da noi non è solo la sua diversità. Ha una storia, esperienze, ferite, intuizioni, valori… tutto un mondo invisibile che noi non conosciamo.

Finché la osserviamo da lontano, vediamo solo la superficie. Quando iniziamo ad ascoltarla, scopriamo “much more than we can see”.

“What a difference”
“Che differenza”

La differenza non è solo quella tra due persone. È la differenza tra: guardare e comprendere, vedere e conoscere, giudicare e ascoltare.

Quanta differenza c’è tra questi atteggiamenti!

Le differenze che vediamo sono spesso superficiali. Ci dividono il colore della pelle, le idee, la cultura, il carattere, il modo di vivere. Ma ciò che conta davvero non è sempre accessibile allo sguardo diretto. Ed è proprio lì che scopriamo quanto abbiamo in comune.

Forse è per questo che alcune cose richiedono ascolto più che osservazione.

E l’anima, per definizione, è ciò che non si vede.

“È l’occhio che crea l’orizzonte.”

  • Ralph Waldo Emerson

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.”

  • Marcel Proust

Marcel Proust: Francese (1871–1922), è considerato uno dei più grandi autori della letteratura mondiale. La sua opera più celebre, Alla ricerca del tempo perduto, esplora la memoria, il tempo e la natura dell’esperienza umana.

Ralph Waldo Emerson: Filosofo, saggista e poeta statunitense (1803–1882), fu il principale esponente del trascendentalismo. Nei suoi scritti esaltò l’intuizione, la libertà di pensiero e il profondo legame tra l’uomo, la natura e lo spirito.

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