Questo secondo me è uno dei brani più profondi degli U2. Musicalmente è dolcissimo, ma il testo è attraversato da un senso di perdita e di impotenza.
Il titolo stesso, “Stay (Faraway, So Close!)”, è già un paradosso: restare vicini, pur essendo lontanissimi. Il brano fu scritto per il film Faraway, So Close! di Wim Wenders, ma come spesso accade con gli U2, il testo va ben oltre la trama del film.
Fin dal primo ascolto mi ha colpito una cosa: il testo e il video sembrano raccontare due storie diverse. Solo alla fine ho avuto l’impressione che invece siano due facce della stessa medaglia: da un lato “il problema” e dall’altro “La soluzione”.
Tra le parole emerge a prima vista il dialogo con una persona intrappolata in una relazione distruttiva.
“You say when he hits you, you don’t mind”
“Dici che quando ti colpisce non ti dispiace”
“Because when he hurts you, you feel alive”
“Perché quando ti ferisce ti senti vivo/a”
Non parla solo della violenza fisica. Descrive una persona che ha perso il contatto con sé stessa al punto da confondere il dolore con la vita.
Come se dicesse: “Almeno quando soffro sento ancora qualcosa.”
Per me il brano parla soprattutto di alienazione. La protagonista vive davanti alla televisione, nella pubblicità, nei talk show, nelle immagini, nei media. Ma non vive davvero. Infatti qui dice:
“You used to stay in to watch the adverts”
“Restavi a guardare le pubblicità”
“You could lip sync to the talk shows”
“Potresti sincronizzarti con le labbra dei talk show”
È quasi inquietante. Non ha più una voce propria. Ripete quella degli altri. È presente, ma non è più realmente viva.
È un tema incredibilmente attuale, anche se il brano è del 1993. Oggi potremmo sostituire: talk show, pubblicità, televisione con social network, influencer, algoritmi e il significato resterebbe identico.
È la stessa anestesia di cui parlavo nel post Il ritorno del Selvaggio, quella che ci impedisce di sentire davvero ciò che siamo.
In Stay non ci dice se quella donna cambierà vita. Non sappiamo se verrà salvata. Rimane solo una voce che continua a ripetere una parola, quasi come una preghiera:
“Stay”
“Rimani”
Una sola parola che può essere letta come un invito a non scappare più da sé stessi. E qui chiarisce meglio il perchè dovrebbe restare:
“Stay with the demons you drowned”
“Resta con i demoni che hai annegato”
“Stay with the spirit I found”
“Rimani con lo spirito che ho trovato”
Passando al messaggio del video, apriamo l’altra faccia della medaglia: gli U2 non si comportano come musicisti che fanno un duetto con una band emergente. Si comportano come presenze invisibili.
Bono suggerisce le parole alla cantante prima che lei le pronunci. The Edge accorda la chitarra del ragazzo anche se lui non sembra rendersene conto. Gli altri componenti accompagnano gli altri musicisti. L’ala d’angelo introduce ogni scena.
Tutto questo cambia completamente il significato.
Gli U2 non sono protagonisti. È quasi come se dicessero:
“Noi non siamo qui per sostituirvi. Siamo qui perché possiate esprimere quello che avete già dentro.”
Questo è esattamente il ruolo che molte tradizioni spirituali attribuiscono agli angeli.
L’angelo non sostituisce mai l’uomo: suggerisce, ispira, protegge e accompagna, lasciandogli sempre la libertà.
In questo blog spesso scrivo che la musica sembra aprire quella porta magica che ti stupisce, che ti meraviglia. Parlo dell’arte come di un dialogo con qualcosa di più profondo dentro di te.
Se vogliamo tradurla nel linguaggio dell’anima: Bono non suggerisce solo le parole alla cantante: rappresenta quella voce interiore da cui nascono le parole. The Edge non accorda soltanto una chitarra: rappresenta ciò che rimette in armonia l’artista con sé stesso. Gli altri U2 non guidano i giovani musicisti: li accompagnano affinché possano esprimere il loro talento.
È come se dentro di noi esistesse qualcosa di più profondo che crea insieme a noi.
Ne avevo parlato anche nel post Il bacio della vita — quella presenza silenziosa che ci accompagna senza che ce ne accorgiamo. Gli U2 l’hanno resa visibile.
Ecco, allora, le due facce della stessa medaglia.
Il testo descrive una persona che ha smarrito sé stessa, incapace di sentire, quasi anestetizzata.
Il video, invece, mostra la possibile soluzione: accanto all’essere umano può esserci una presenza silenziosa che lo ispira, lo sostiene e lo aiuta a ritrovare la propria voce.
Per questo il ritornello “Stay” assume un significato ancora più profondo. Quasi quello di un angelo a un essere umano:
Resta. Non perdere ciò che sei. Non allontanarti dalla tua parte più autentica.
E se gli angeli del video non rappresentassero soltanto quegli esseri soprannaturali di cui sentiamo parlare, ma fossero qui per dirci:
“Ehi io sono sempre qui… a tua disposizione… Se hai bisogno “batti un colpo”.
Il finale è spettacolare. L’angelo, o ciò che Bono interpreta, si manifesta nella realtà. Perché cadendo a terra si sente il colpo.
“Just the bang …”
“Proprio il botto”
“E il rumore”
“Come un angelo”
“Colpisce il suolo”
Puoi volare. Anche quando non vedi le tue ali.
“L’essenziale è invisibile agli occhi.”
- Antoine de Saint-Exupéry
“Una volta che avrai imparato a volare, camminerai sulla terra guardando il cielo, perché là sei stato e là desidererai tornare.”
- Leonardo da Vinci
Antoine de Saint-Exupéry: Scrittore, aviatore e poeta francese, è conosciuto soprattutto per Il Piccolo Principe, una delle opere più amate della letteratura mondiale. La sua esperienza di pilota influenzò profondamente la sua visione dell’uomo, del viaggio e dei legami invisibili che danno senso all’esistenza.
Leonardo da Vinci: Artista, inventore e uomo di scienza italiano, è considerato uno dei più grandi geni della storia. Pittore della Gioconda e dell’Ultima Cena, unì arte, osservazione della natura e ricerca scientifica, rappresentando l’ideale dell’uomo capace di superare i confini tra discipline diverse.