Da giovane studiavo elettronica e come tutti i ragazzi con questa passione mi ero costruito il mio primo amplificatore acquistando tutti pezzi da assemblare.
Ricordo molto bene quando riuscii a bruciarlo ascoltando questo brano. Non potevo ascoltarlo se non con il volume a “palla”. Ricordo anche che dopo averlo riparato potenziandolo, riuscii questa volta a rompere le casse. Sempre con lo stesso brano!
Questo per spiegarvi cosa significa per me questo capolavoro.
Marina riusciva a creare dei veri e propri “fuochi d’artificio” dentro di me, una carica di energia inconfondibile. Molti dei sui brani sono viscerali. Penso a “Noi“, a “Odio e Amore“, “Sola“.
Forse posso capire anche il mio amplificatore. In fondo fece esattamente quello che fanno gli amplificatori: cercò di restituire tutta l’energia che riceveva. Solo che quella volta era troppa.
“Lasciatemi sfogare, io non mi nasconderò.”
Questa canzone secondo me non parla tanto della libertà, quanto della forza vitale.
Ci sono persone, opere d’arte e musiche che sembrano possedere un’energia superiore a quella che normalmente sperimentiamo. Quando le incontriamo non ci limitiamo ad ascoltarle: ci attraversano. Non ti lasciano nello stesso stato in cui eri cinque minuti prima.
Il musicista o la cantante come nel caso di Marina funge da amplificatore, da convertitore di qualcosa che normalmente non riusciamo a percepire con la stessa intensità per favorirne la trasmissione per chi ascolta quel genere di musica. Come conseguenza, se sei in “ascolto” avviene l’inevitabile stimolazione di quelle parti di noi ancora inesplorate.
Ed è proprio così che quando il messaggio che ci arriva da questi capolavori a volte è così potente da non riuscire a sopportarne l’intensità. E’ troppa. E forse è proprio ciò che ci chiede la vita in questi casi. Ci vuole un messaggio potente per “smuoversi” dalle nostre abitudini o convinzioni.
Io e il mio amplificatore non siamo stati capaci di reggere la pressione, lo sfogo. L’energia pura. Forse nemmeno un amplificatore da mille watt sarebbe bastato.
“Crescerà forte dentro di me…”
Marina non dice semplicemente “sarò libera”. Dice che qualcosa cresce. È qualcosa che cresce fino a non poter più essere trattenuto.
“Lasciatemi sfogare.”
Noi siamo abituati a vedere la libertà come un diritto. Questa canzone invece la descrive come una pressione interna. Non sei libero perché qualcuno ti concede il permesso. Sei libero quando ciò che sei diventa più forte della paura.
È una differenza enorme.
Vorrei finire con un ultima considerazione: forse la musica non ci dà semplice energia. Forse genera una “risonanza” che ci permette di allinearci e “sentire” in modo diverso.
Ecco che allora questa risonanza porta un messaggio implicito: bruciare la parte di noi che non serve alla nostra evoluzione. Bruciare l’amplificatore, le casse perchè l’energia è già dentro di noi.
Il brano agisce quindi come una risonanza. Come quando una nota riesce a far vibrare un bicchiere.
Non crea la vibrazione. Trova semplicemente la frequenza giusta. E allora capisci perché alcune canzoni ci lasciano indifferenti e altre sembrano incendiarci dall’interno. Non perché siano “più belle” in assoluto. Ma perché, misteriosamente, sono accordate con qualcosa che esiste già dentro di noi.
Forse la musica è proprio questo: una forma di risonanza. Non crea ciò che siamo, ma amplifica ciò che già esiste dentro di noi.
Trova la tua frequenza. È già dentro di te.
“L’uomo è un essere di risonanza.”
- Joachim-Ernst Berendt
Joachim-Ernst Berendt (1922–2000) è stato un musicologo, giornalista e produttore tedesco, tra i più importanti divulgatori del jazz in Europa. Nei suoi libri, in particolare Nada Brahma – Il mondo è suono, ha esplorato il rapporto tra musica, vibrazione e coscienza umana.